Pomodoro da Serbo Giallo (Pomodoro da Penda)
Varietà tradizionale del Sud Italia conosciuta per la conservazione a grappolo (a “penda”) e il frutto giallo dolce.
Origine e storia
Varietà antica e tradizionale, diffusa in particolare in Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Il termine «da serbo»/«da penda» fa riferimento al metodo tradizionale di conservazione: i grappoli venivano raccolti con il picciolo e appesi in locali ventilati per conservarli durante l’inverno.
Caratteristiche della pianta
- Crescita
- Indeterminata (sviluppo continuo se sostenuta)
- Altezza
- 1,5–2 m se allevata a tutore
- Resistenza
- Buona adattabilità a siccità e terreni poveri
- Fioritura
- Scalare, raccolte prolungate
Frutti
- Forma
- Rotonda o leggermente schiacciata
- Colore
- Giallo oro intenso, talvolta con sfumature aranciate
- Peso
- 30–60 g medi
- Buccia
- Buccia spessa e consistente (favorisce la conservazione)
- Polpa
- Soda, con pochi semi e poco succo
- Sapore
- Dolce e delicato, acidità bassa
Tecnica di conservazione tradizionale (a “penda”)
- Raccogliere i frutti maturi ma sodi, privi di spaccature.
- Lasciare il picciolo e intrecciare i pomodori in grappoli con spago o rafia.
- Appendere i grappoli in locali asciutti e ventilati (cantine arieggiate, solai, logge).
- Conservazione tipica: 3–6 mesi, a volte fino a Natale se le condizioni sono ottimali.
Questa pratica tradizionale permette di conservare i pomodori senza l’uso di agenti chimici o frigoriferi.
Usi in cucina
- Crudo: insalate, bruschette, contorni
- Cotto: sughi leggeri, vellutate, accompagnamenti per pesce e verdure
- Specialità regionali: pane cunzatu, insalate con cipolla e olio extravergine, salse dolci e vellutate per pasta
Valori nutrizionali (per 100 g)
- Calorie
- ~18–20 kcal
- Acqua
- ≈93%
- Carboidrati
- ~3 g
- Proteine
- ~1 g
- Fibre
- ~1 g
- Vitamine
- A, C, E (in quantità apprezzabili)
- Sali minerali
- Potassio, Fosforo, Magnesio
- Licopene
- Presente ma in quantità minore rispetto ai pomodori rossi
Produzione in Puglia e nel Salento
Ancora diffuso per autoconsumo nelle aree rurali del Salento; veniva tradizionalmente conservato in “furnieddhi” o nelle logge delle masserie. Negli ultimi anni è oggetto di riscoperta per il suo valore culturale e gastronomico.







